Pasqua 2014

 

Molti di noi sicuramente conoscono le simpatiche storie di Don Camillo e Peppone. Ben pochi però sanno che l’autore, Giovanni Guareschi, era un cristiano di grande fede. Deportato in Germania durante la seconda guerra mondiale e imprigionato per oltre due anni nei campi di concentramento, cercava in mille modi di tenere su il morale dei compagni di prigionia: racconti, poesie, scherzi, preghiere, una creatività inesauribile per prestare quello che egli chiamava “il servizio della speranza”. Tra l’altro, aveva composto una litania, che faceva ripetere ai compagni, con questo ritornello, spiritoso e nello stesso tempo denso di significato: «Non muoio neanche se mi ammazzano»! Possiamo vederci una traduzione originale e spassosa, ma in fondo estremamente seria, del grido di San Paolo: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1,21). Per il fatto che Cristo è risuscitato, la nostra vita si rinnova; la morte stessa non fa più paura. La morte non è più morte, anche se dovesse capitare di essere ammazzati.

 

Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria, sua e nostra Madre, di suscitare in noi la fede appassionata di San Paolo o quella tenace di certi cristiani semplici, ma sinceri, come Giovanni Guareschi. Il mondo ha più bisogno che mai della nostra fede e della nostra gioia; ha bisogno di persone che sappiano offrire in modo credibile “il servizio della speranza”.

Notes

  • 7 giugno 2021

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